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Il matrimonio è un diritto di tutti. Firma anche tu.

12 maggio 2007: coraggio laico a Roma, Piazza Navona, dalle 15.30. 33° anniversario della vittoria del divorzio.

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Un mondo innocente, Ami sakurai - Newton & Compton, € 8,01



Un'esistenza sintetica.
Pensieri dicotomici.
Mi osservo dallo specchio di un'altra realtà.
Una ragazza spezzata dal proprio DNA.
Sesso. Vita. Morte. Prostituzione.
Malizia. Incesto.
Sperma del fratello. Sperma del padre. Un grembo gonfio. Codice genetico.
La domanda: qual è il mio posto nella realtà?
Una bambola rotta nel tassello primordiale della propria persona.
Lascia che io ti veda senza gli occhiali, una volta, ti va?
E la salvezza è ricongiungersi con il corpo di cui si è ombra.

lightshadows

martedì, 21 novembre 2006 11:10 / p-link / commenti
categoria: libri
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Hyung Min-Woo, Priest (#1-5) - Jpop, EUR 5,90

Priest

***** | 1998, ancora in corso | 2006

È il genere di fumetto che non tutti possono leggere, Priest. È una di quelle cose che, dal Vangelo di Saramago alla croce di Madonna, non tutti accettano. Fortuna che al Vaticano non leggono i fumetti, o ci perderemmo quest'opera tetra e ambiziosa, il cui protagonista, il prete Ivan Isaak, ha venduto metà della sua anima al demonio, e adesso vaga per il West in preda all'ira. Fosse tutta qui la trama, Priest sarebbe un bellissimo libro di illustrazioni, ma l'autore ha voluto deliziarci con una storia tanto intensa quanto lo sono le tavole, immerse in uno sfondo perennemente nero. Già, quanti hanno le palle di trattare il dramma di un angelo cacciato da Dio (Temosare) e guardare il Creatore dal suo punto di vista? O di romanzare il Cristianesimo al punto di inventare un terribile segreto che il Vaticano studia e tiene custodito, senza far saltare fuori figli illegittimi e tresche con la Maddalena? Dalla china di quanti esce fuori una storia di fede così cieca da portare al peccato, come quella di Vessiel Gavar? Priest è la cronaca di una storia che attraversa i secoli e i mondi ultraterreni, rimanendo (almeno in questi primi cinque volumi) tremendamente umana. Diretta con la maestria di chi sa raccontare con chiarezza anche spostandosi ripetutamente nello spazio e nel tempo, viene proposta da Jpop in una edizione prestigiosa come tutte le altre del catalogo. Peccato solo per l'editing, veramente orrendo, che disturba la lettura.

e-bow

martedì, 29 agosto 2006 18:25 / p-link / commenti
categoria: fumetti
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Miho Obana, Partner #1 - Dynit, EUR 4,50

Partner 1

*** | 1999 | 2006

Spigolosa, ironica e drammatica: torna la maestra Obana, e non si smentisce. Sebbene all'inizio lasci un po' perplessi l'assurdità di alcuni elementi, il suo tratto aguzzo (che lei stessa non manca di criticare per lo scarso livello di tecnica, ma che trasmette tutto egregiamente) torna, come ne Il giocattolo del bambini, a presentarci una storia di considerevole impatto emotivo, sempre accompagnata da un certo sarcasmo (sebbene notevolmente ridotto, come osserva l'autrice nei freetalk), rielaborando un tema piuttosto usurato. Le due gemelle Nae e Moe sono entrambe innamorate del fidanzato della seconda, Ken; il fratello gemello di Ken, Takeshi, si ostina però a corteggiare sfacciatamente Nae. Quando la situazione fa scoppiare le due sorelle in un litigio, Moe muore in un incidente senza poter fare pace con Nae. Ma il suo corpo scompare dall'ospedale. Intanto i ragazzi provano a riprendersi ma, quando finalmente riescono a fare un viaggetto con gli amici, vengono rapiti dal team di uno scienziato che fa esperimenti sui cadaveri umani cercando di riportarli in vita. Tra le cavie c'è anche Moe. Nae e i due gemelli, rinchiusi nello stabilimento farmaceutico che fa da copertura all'organizzazione del Professore, cominciano a studiare ogni movimento del team per riuscire a evadere. Ma come fare, quando la nuova Moe si aggira nel palazzo accanto e si scoprono atroci segreti riguardo alle altre cavie? Difficile resistere quando il gioco comincia a usare l'arma sottile della psicologia. E così, dopo le perplessità iniziali, si arriva al colpo di scena finale impazienti di leggere il seguito. Bisogna osservare che Dynit, scrupoloso nelle traduzioni e nell'inserire note quando serve, è probabilmente l'editore più adatto a un'autrice che fa un uso così ampio di riferimenti alla sua cultura contemporanea. Certo se una vecchietta dice "Buddha mi condurrà alla terra pura" non ha alcun senso tradurre "Il signore mi chiamerà" e poi inserire una nota: si può tradurre letteralmente da subito. In coda al volume, alcuni extra molto divertenti, disegnati da Miho Obana e dalle sue assistenti.

e-bow

mercoledì, 16 agosto 2006 20:10 / p-link / commenti (1)
categoria: fumetti
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Tiziano Ferro - Nessuno è solo



*** | 2006 | EMI

Pochi snobbettini si sono accorti che dietro l'immagine da popstar costruita a tavolino che traduce tutti i suoi album per l'estero e che preferisce far mistero dei suoi gusti sessuali per via delle ragazzine che lo rincorrono Tiziano Ferro nasconde un artista e dei dischi degni di tali appellativi; basta ascoltare attentamente 111 per farsi un'idea. Per Nessuno è solo si era parlato di disco della maturità, si era parlato di testi ermetici all'inverosimile, si era parlato di svolta pop. Ebbene, solo quest'ultima cosa è vera. I ritmi del passato rimangono praticamente solo in tre tracce, che comunque poco hanno a che fare con l'r'n'b di Giugno '84 o il jazz (cazzuto) di Temple Bar: Stop! Dimentica, che ripropone (ahimé) la base di un pezzo dei Visage, E Raffaella è mia, riuscitissimo inno alla Carrà e Baciano le donne, fuori luogo e pressoché inutile, cantata - tanto per rovinare un bel disco - con Antonacci.
Le altre canzoni sono tristi. Calde. Belle. Pop. Le ascolti due volte e pensi che qualche eccesso da chart poteva risparmiarselo. Le ascolti tre volte e ti sei innamorato. Pop con le palle. E non ci metti molto a calarti nei testi e a capirli. E così anche tu ti accorgi, a modo tuo, di essere chiuso tra mura di plexiglas come la Tarantola d'Africa. Ritorni ad Amsterdam con l'amaro in bocca ogni volta che ascolti Ed ero contentissimo, ti fai cullare da E fuori è buio. Ti ricordi di quando anche tu hai provato "La paura che... ho sperato provassi - provandola io - che tutto veloce nasca e veloce finisca". Non è il "disco della maturità", se proprio deve essercene uno, perché 111 era un lavoro più compatto, con meno pecche, più ricercato, con una identità complessivamente più definita. Ma in fondo chissenefrega della maturità, i suoni easy di Nessuno è solo sanno essere morbidi senza diventare stucchevoli, nonostante i difetti stavolta si notino. Ah, un'ultima cosa. C'era un'altra voce veritiera in giro: che la traccia fantasma, con un piccolo Tiziano cantante, avrebbe fatto impazzire tutti.

e-bow

sabato, 15 luglio 2006 12:58 / p-link / commenti
categoria: musica
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Jarhead



“Jarhead”. Occhi azzurri su una distesa di deserto. Caldo cocente. E un’eterna attesa. Tremenda. Ipertrofica. Carnivora. Agorafobia. Distruttiva. Snervante. Buzzatiana. Jarhead destinati a osservare una duna, senza mai vedere eruttare i nemici. Destinati a marciare sotto una pioggia nera, sotto un cielo di fuoco. Paura e voglia, disciplina e ribellione, anima e corpo. Quel che rimane: uno sconfinato senso di amarezza. Quel che rimane: un enorme senso di vuoto. “Sto ancora aspettando quel nemico che non ho mai ucciso”

lightshadows

giovedì, 09 marzo 2006 18:01 / p-link / commenti (2)
categoria: cinema
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Satoru Hiura, Love+Dessin #1 - Dynit, Eur. 4,40



** | 2004 | 2005 (prima edizione 2004) | Love & Pop

Perché la critica apprezzi tanto certe cose non si capisce. La “prefazione” introduce i protagonisti come “due tra i personaggi meglio caratterizzati in cui mi sia mai capitato di imbattermi”, ma fidatevi, ce ne sono di migliori. E tanti anche. Non vorrete dirmi che nel panorama anche solo nipponico i personaggi migliori sono come Hirono Maki, ragazzina insensata che perde la testa per un pubblicitario un po’ tamarro con qualche anno in più, e senza esitazione lascia la scuola per trasferirsi (previa difficilissimo esame di disegno superato con qualche giorno di esercizio) in quella in cui insegna il tizio? Che la buona Hiura ci spiegasse almeno cosa ne pensano in famiglia (qui liquida in breve) o cosa dicono le amiche (glissa). E poi con quali premesse la signorina suppone che Chitose abbia un brutto passato? Il bello poi è che ha anche ragione: c’è di mezzo la ex moglie. E dal nulla esce una brillante deduzione: “Sono certa che quella sia la donna che ha amato di più nella vita. Ed è la donna che ancora ama di più al mondo”. Una storia un po’ campata in aria, costruita sull’amore – campato in aria – per un uomo semplicemente burbero, disegnata bene ma diretta con scarsa brillantezza. La vera delusione però è l’editore: per una volta, Dynit propone lettering fuori posto, stampe imperfette e – in esclusiva per questa seconda edizione – copertine a colori che rimpiazzano quelle originali, più belle.

e-bow

martedì, 14 febbraio 2006 16:40 / p-link / commenti (1)
categoria:
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Massimiliano De Giovanni + Andrea Accardi, Pazzo di te - Kappa Edizioni, Eur. 7,75



*** | 2000 | collana Mondo Naif

Il tratto di Andrea Accardi ha in sé qualcosa di affascinante, sessuale, intrigante, europeo. È raffinato e frettoloso insieme, oppure diventa l'uno o l'altro a seconda delle esigenze. Ti acchiappa facendoti sorvolare due o tre sproporzioni. La storia soffre poco della pur scarsa caratterizzazione dei personaggi (questa la vera natura del problema che qualcuno, in rete, chiama addirittura caos) e della velocizzazione della vicenda nelle ultime tre o quattro pagine. Risulta piacevole leggere di questo strano triangolo, una delle cui punte - Enrico - si potrebbe eliminare perché non dichiara il suo orientamento (fino alla fine del volume, se non vogliamo tener conto dei soggetti delle sue foto, appartamenti di uomini gay), se non ci fosse subito Francesca a rimpiazzarlo. Certo nessuno di noi ha più di un amico con cui scambiare battute su Salinger, né conosce qualcuno che userebbe il nome Bretagna, mentre per Matteo & Co. è normale... ma come esprimere un giudizio negativo su un fumetto che ti prende e che divori, e le cui tavole ti attraggono addirittura fisicamente?
P.S.: dopo aver notato l'insolita attenzione alla riproduzione dei loghi di quotidiani e negozi, togliete la sovraccoperta: c'è una piacevole sorpresa!

e-bow

venerdì, 10 febbraio 2006 15:46 / p-link / commenti
categoria: fumetti
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Massimiliano De Giovanni + Andrea Accardi, Gente di notte - Kappa Edizioni, Eur. 7,75



*** | 1998 | collana Mondo Naif

Pur non raccontando nulla di eclatante, Gente di notte, primo capitolo di una trilogia che prosegue con Pazzo di te e si chiude con Cuori in affitto, lascia una impressione notevolmente piacevole nel lettore. Non tanto per immedesimazione, sebbene quello descritto sia il mondo in cui molti studenti universitari vivono; quanto per l'ottima sceneggiatura - in cui De Giovanni racconta con freschezza come possano nascere o morire delle amicizie, o forse semplicemente il primo incontro dei protagonisti di una storia che si svilupperà poi - e per le bellissime tavole. Accardi mostra due stili di disegno molto diversi, ma gradevoli entrambi: uno grezzo e confuso, vitale, forte, che a volte ricorda nel tratto Alexander, nella prima metà del libro; l'altro più scorrevole, a tratti quasi da illustratore, nella seconda, dove Matteo - il protagonista - acquista anche un certo sex appeal. Buona la regia delle tavole, che insieme a tutto il resto fa di Gente di notte un fumetto non indimenticabile, ma sicuramente godibile.

e-bow

domenica, 08 gennaio 2006 22:19 / p-link / commenti (1)
categoria: fumetti
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Peter Gomez + Marco Travaglio, Regime - BUR, Eur. 9,50



**** | 2004 | collana Futuropassato

Sebbene pubblicato a disastro incompleto e sebbene i libri sull'era contemporanea diventino velocemente vecchi, tornando giovani dopo anni e anni, Regime è tutt'ora una validissima guida al nostro Paese. Che ne esce semplicemente marcio: senza rinunciare al diritto di ogni giornalista ad appellarsi alla propria libera opinione, i due giornalisti provano, documenti alla mano, che in Italia la libertà di stampa è andata a farsi fottere. Con l'obiettivo di fare il punto sull'informazione e sulla satira nei primi tre anni di governo Berlusconi, presentando ai lettori in maniera cristallina i lampanti conflitti di interessi che governano lo Stivale (primo fra tutti quello del premier, proprietario di un vero e proprio impero mediatico, tra televisioni, giornali ed editori), questo libro offre uno spaccato della storia d'Italia degli ultimi anni, senza risparmiare nessuno dei protagonisti di una stagione governativa davvero indecente. Ne esce male la maggioranza: ottusa, violenta, censoria, dalle tendenze fasciste, pretende di decidere - riuscendoci - cosa sia informazione e cosa non lo sia, cosa sia satira e cosa non lo sia, cosa sia televisione e cosa non lo sia; si divide inoltre in innumerevoli scontri dovuti ai deliri di onnipotenza del Presidente, che abilmente li censura al popolo. Ne esce male l'opposizione, nella quale milita una buona percentuale di elementi deboli e dalle inclinazioni spesso poco chiare. Ne escono male direttori, giornalisti (con le dovute eccezioni; ma non dimentichiamo che Mimun, Vespa e Anna La Rosa si meritano dei capitoli tutti loro), tutta la Rai, Mediaset, tutto il sistema economico, la giustizia e chi più ne ha più ne metta. Cercate di reggere fino alla fine senza vomitare: potrete scoprire come si fa a "colpirne qualcuno", a "educarli tutti", come si può affossare una nuova televisione libera, rendervi conto di come funziona la tv e quindi di come funziona il governo (sono praticamente la stessa cosa) e poi, passando per un vendutissimo Tg1, scorrere una meravigliosa cronologia di censure abnormi, manipolazioni vergognose, intimidazioni, minacce, diktat fascisti, incontinenze, problemi ignorati, problemi inventati, in un'Italia da 1984, tutto ad opera del premier e di chi gli tiene il gioco.

e-bow

domenica, 01 gennaio 2006 21:35 / p-link / commenti
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Maxence Fermine, "Neve" - Bompiani, Eur. 9,00

Quando guardate nel pallore della neve più bianca, quando fissate il chiaro più assoluto ancora pulito, pensate a questo libro. Yuko è un giovane scrittore giapponese; Yuko non è uno scrittore giapponese molto comune: lui scrive solo haiku; i suoi haiku parlano solo della neve. Terzine di diciassette sillabe puramente definitivamente bianche: dicono che il bianco sia la somma di tutti i colori. Yuko non riesce a sciogliere quel suo bianco stupendo e perfetto in tutti quegli altri colori così estranei, parte allora alla volta della dimora del più grande artista del Giappone, il solo che può insegnare al giovane poeta la maestria dei colori. Il più grande conoscitore della sfumatura è cieco. Snodandosi questo viaggio si sviluppa tra funambole europee congelate, pittori saggi, suicidi romanticamente decisi. Tutto è così limpido, immediato, bianco. Una narrazione semplice, priva dell'intrigo, in cui il colpo di scena acquista scontantezza accompagna la lettura sul filo teso dell'arte in tutta la sua coscienza più profonda. Il gelo è l'elemento purificante, l'ovvietà del proseguimento non può risultare una pecca: candore statico gela capelli biondi pietrificati nel santuario tra le montagne. Subordinazione pressochè assente verbi completamente al passato registro comprensibile ai più. Sembra un haiku di centoesette pagine: il tempo il luogo ed infine la poesia. Come a farlo apposta; Fermine ci guida nel suo equilibrio acrobatico, perfettamente bilanciato tra semplicità ed eleganza, effettivamente molto minimal chic. Il bianco è minimal chic. Descrivere in diciassette sillabe in terzine la neve è minimal chic. Non mi è mai piaciuto così tanto il minimal chic. Il chiarore di questo romanzo (romanzo?) è trasparente, vivace ed al contempo calmo. In fondo, tutto il colore è bianco; in fondo, tutta l'arte è solo l'equilibrio nel bianco di tutti i colori. E tutta la vita tutta l'arte tutte le sfumature i fiori i fuochi le passioni i giochi sono - in fondo - il filo teso di una vita sul mondo. Questo è un filo tirato sul Giappone, nell'anima del giovane poeta della neve.


"Ci sono due specie di persone.

Ci sono quelli che vivono, giocano e muoiono.

E ci sono quelli che si tengono in equilibrio sul crinale della vita.

Ci sono gli attori.
E ci sono i funamboli."


(Maxence Fermine, da "Neve")

zoroastro

mercoledì, 28 dicembre 2005 20:09 / p-link / commenti (4)
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Berserk Original Soundtrack (Susumu Hirasawa + AA.VV.) - prodotto di importazione



*****

Spaziando dall'elettronica al rock puro, la colonna sonora delle notti passate nelle Midlands a seguire la rabbia di Gats e a inseguire il sogno di Grifis/Griffith merita una valutazione eccellente. Per la maggior parte composto da Susumu Hirasawa, questo commento musicale crea atmosfere non solo cupe, ma a volte ossessive. Senza però tralasciare alcuni momenti di relax che sembrano suggerire immensi paesaggi, quelli sterminati in cui i protagonisti di questo anime si muovono, combattono, sbraitano, amano, bramano, si dividono e si vendicano. Chi ricorda quello che si provava guardando Berserk all'una di notte mentre fuori grandinava a dirotto e sentendo Gats o BEHELIT o l'ending dei Silver Fins non mancherà di sentirsi di nuovo felicemente attanagliato da tutti i sentimenti talvolta opprimenti che accompagnavano la serie. E chi non la conosce, non potrà non recarsi in fumetteria e ordinare questa OST, sicuro di trovarsi davanti undici tracce di musica magistrale, culminanti in una splendida, fiera, battagliera Forces.

e-bow

venerdì, 09 dicembre 2005 23:08 / p-link / commenti (2)
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peace love and pitbulls// Peace Love and Pitbulls



Ebbene si,esistono anche loro.Penso che solo una decina di persone li conosca in italia o meno ma questa band non è di certo una novità nella scena Industrial-rock svedese.Capitanati da Joakim Thåström,personaggio molto apprezzato in svezia, i peace love and pitbull presentano un industrial rock corposo con influenze come nine inch nails.Penso che quasi ognuno che apprezzi il vecchio e caro industrial rock debba possedere almeno un loro cd,compito arduo dato che non si trovano nè nei negozi nè su soulseek o varie.Consigliato caldamente a tutti i fan di Joakim Thåström e anche dei fan dei nine inch nails che non disprezzano un rock industriale alla "suck".

toxiczombie

martedì, 06 dicembre 2005 19:17 / p-link / commenti (1)
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Shin Yong Wan + Park Jin Ryong, Eternity volume 1 - Flashbook Edizioni, Eur. 5,90



** | 2000 | collana Young Champ Series | trad. Alberto Carmine + Cho Yu Sung

La copertina promette bei disegni e una storia adulta e delicata ma Eternity ti porta stanco alla conclusione di un primo volume difficile da giudicare. Non è brillante, non è neanche limpido; di questi tre protagonisti in cui si reincarnano eroi del passato due non hanno senso. Vorrebbe essere comico e serio insieme; ma fa poco ridere e la trama - quando c'è - traballa. I disegni sono belli, ma non da gridare al miracolo. Forse diventerà bello; potresti capire nei prossimi volumi che Ghuanwoon è stato concepito come unico protagonista. La sua strana ironia potrebbe impadronirsi della trama e sorprenderti, ma dovresti passare qualche ora a guardare la copertina chiedendoti se ne vale la pena.

e-bow

sabato, 19 novembre 2005 18:30 / p-link / commenti (1)
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Kazuma Kodaka, Kizuna #9 - Kappa Edizioni, Eur. 8,50



**** | 2003 | collana Shonen Ai n. 14, mar 2005 | trad. Kaoru Yamada

Quando è partita, anni fa, questa serie apriva le strade in Italia a un nuovo genere. L'incipit era tanto intenso quanto incerto, ma riusciva a colpire nel profondo. Cosa sarebbe stato di quella splendida storia d'amore era ancora un mistero, alcuni si avvelenavano il sangue a chiedersi come avrebbe rappresentato la loro realtà, qualcuno salutava con soddisfazione l'ennesima innovazione portata dai Kappa Boys, altri già pregavano che nel corso dei volumi la storia non si dissolvesse in un eterno ritorno di banali cliché. Pochi o forse nessuno aveva previsto la rapidissima evoluzione che questo manga avrebbe compiuto. Il nucleo di Kizuna è costituito dalla coppia Kei/Ranmaru: il primo è virile, attivo, viene da una famiglia di mafiosi ma se ne tiene lontano; il secondo vive con lui, è effeminato e passivo. Sembrerebbe una coppia immersa nello stereotipo più comune in questo genere di produzioni (il che non è affatto un male, perché il manga risulta godibilissimo sin dalla prima pagina), ma la longevità giova alla storia e ai personaggi. A rovesciare i cliché ci pensa infatti l'altra coppia, formata da Kai (fratellastro di Kei e rampollo della banda Sagano-gumi) - che non rispetta il ruolo assegnatogli nei primi episodi - e da Masa, sua guardia del corpo, storia più difficile da costruire. La yakuza inoltre non è rappresentata come una realtà esterna alle storie dei protagonisti; anzi, grazie ai personaggi di Roy e JB la Kodaka può guardare anche ai sentimenti di questi delinquenti, senza pesanti sermoni sulla moralità del loro operato o delle loro relazioni.
Il volume 9 racconta finalmente la presa di coscienza da parte di Masa e Kai dei loro sentimenti, spostando per un po' l'attenzione da Kei e Ranmaru; in coda al volume un capitolo autoconclusivo su Roy, JB e un incarico riguardante una nuova droga afrodisiaca.
Le imperfezioni delle prime tavole sono ormai un lontano ricordo, tranne in qualche occasione, il disegno è pulito e luminoso, le proporzioni quasi sempre rispettate, i personaggi si sono bene evoluti e la storia intensa giustifica facilmente alcune inverosimiglianze (viene da chiedersi, con un sorriso visto che di fiction si tratta, se gli yakuza non siano tutti gay...). Consigliato a chi crede che mafia e amore possano incrociarsi solo in una telenovela dai bassi espedienti.

e-bow

domenica, 06 novembre 2005 15:36 / p-link / commenti
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Otaku no Video - Dynit/Terminal Video, Eur. 11,90


Regia: Takeshi Mori

Prodotto: ***
Dvd: ***

1991/93 | nov. 2004 (allegato a Anime Cult n. 2: Blue Submarine No. 6 Echo 2) | ed. orig. Dynit 2003

Il gradevole segno di Kenichi Sonoda, che come in Exxaxxion e Gun Smith Cats resta molto "otaku" senza perdere in originalità, ben si addice all'idea di raccontare dall'interno il mondo degli otaku, nei 2 OAV (Otaku no Video 1982 e Otaku no Video 1985) raccolti in questo dvd. La storia non brilla, volontariamente, per colpi di scena: vuole raccontare la condizione di chi, per la sua passione, sacrifica - spesso per volontà altrui - la propria vita privata. Kubo si sta infatti avvicinando alla cricca di otaku di Tanaka, e la sua ragazza lo abbandona perché non lo capisce. A questo punto Kubo decide di prendersi la sua rivincita sul mondo esterno diventando Otaking, il re degli otaku, e avventurandosi con Tanaka nell'industria del modellismo. La figura dell'otaku ne esce riscattata, regalando al pubblico anche un pezzo di storia del fandom nipponico, ovviamente in un tripudio di citazioni, da Gundam a Godzilla a Cyborg 009 a Minky Momo (Il magico mondo di Gigi) a Nadia ad Harlock a Maison Ikkoku. Citazioni che l'apposita guida nella buona sezione extra ci aiuta ad individuare, e che giustificano la scelta di non doppiare l'anime, limitandosi a sottotitolarlo. Tra una scena e l'altra, le interviste agli otaku veri: in mezzo alle polemiche e al panico di quei primi Anni '90 la GAINAX dimostrava che i fenomeni sociali vanno capiti anziché demonizzati e che ognuno di essi ha dei lati più e meno positivi. Inoltre una cronologia di eventi storici più o meno legati al mondo otaku sembrano volerci riportare a problemi più concreti.
Indispensabile per i cultori, molto interessante per gli altri, fortemente sconsigliato se siete del Moige.

e-bow

venerdì, 28 ottobre 2005 22:05 / p-link / commenti
categoria: animazione
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Kiss me//Jakubowski Maxim


Quando il rumore incontra la poesia.quando l'amore raggiunge l'erotismo.quando il sesso raggiunge l'oscenità.arriva kiss me.

toxiczombie

lunedì, 17 ottobre 2005 21:33 / p-link / commenti (1)
categoria: libri
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Will Self, Dorian - Mondadori, Eur. 15,00



***** | 2002 | collezione Strade Blu 2004 | traduzione Nicoletta Vallorani

Giovane, bello, intramontabile: c'è un Dorian Gray per ogni epoca, sembra suggerire questo romanzo di Will Self.
Il Dorian Gray degli anni 80 è un camaleontico untore a periodi eterosessuale, a periodi omosessuale, reso immortale dall'opera del suo amico gay Basil Hallward, che lo ha impresso su nove nastri creando una meravigliosa installazione video. Nove schermi, ognuno dei quali focalizza meglio il meraviglioso corpo di questo Adone del XX secolo, ne hanno fatto un vero e proprio Narciso, egoista come non mai; ma buona parte del merito va a Henry Wotton, un uomo che adora le droghe tanto da averne fin sotto i pedali della macchina. E che, sebbene sposato alla scialba Batface (meno nota come Victoria Wotton), ama osservare solo il genere maschile. Se si tratta di uno come Dorian Gray, poi... perché limitarsi a osservarlo quando si può forgiarne la persona? Di qui a poco, Dorian degraderà nello squallore più schifoso.
Parodia di un'epoca secondo l'autore troppo simile a quella vittoriana, Dorian è il romanzo perfetto: cinico al punto giusto, tanto da trasformare Lady D in Cicciotella Spencer, forbito, intenso. Mentre ci chiediamo se quello che stiamo leggendo sia o meno un roman à clef ci ha già affascinati con i suoi francesismi, il suo linguaggio, i suoi personaggi, i suoi costanti simboli (l'uomo a pendolo, che penzola davanti casa di Henry dall'inizio del libro). Ma ancora di più per il racconto perfetto di un periodo di cui si parla spesso nel modo sbagliato: la Londra più nascosta, l'epoca dell'Aids, il pregiudizio e la facilità con cui si sbaglia - per via del posto in cui ci si trova, per via della fragilità dell'uomo, per via di un sentimento. Assolutamente magistrale: sarebbe stupido un confronto con il buon vecchio Wilde perché questo romanzo non è un remake.

e-bow

venerdì, 30 settembre 2005 17:22 / p-link / commenti (2)
categoria: libri
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Chiudimi le labbra//Giovanni Arduino



Sissa e Martina sono diverse.si sentono fuori posto e cercano di sfuggire dal mondo.Sissa deve stare lontana dal carico eccessivo di notizie e Martina viene perseguitata da incubi.La inseguono e la rinchiudono in un sacchetto di plastica da cui non si può scappare.Pugni e lividi a viso aperto."Chiudi le labbra,non spiegare nulla,dimmi soltanto che rimarrai.Sei la mia gioia e il mio dolore.non spiegare nulla".Byllie Holiday è il sottofondo ideale per parole fortissime.Che colpiscono subito e ti portano per ogni lettera in un mondo ovattato che sta cambiando.

[Lain; 10 euro]

toxiczombie

martedì, 27 settembre 2005 22:13 / p-link / commenti (3)
categoria: libri
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Hotel Iris - Yoko Ogawa


Asfissiante. Come la calura dei giorni estivi protagonisti di questo romanzo.
Gelido. Come il freddo delle due tempeste che aprono e chiudono il racconto.
Graffiante.
Sconcertante.
Rivoltante.
Eccitante.
Spaesante.
Camminare a fianco di una ragazza e sentirsi partecipe delle sue passive perdizioni.
Devastante.
Uno stile scarno - come il corpo della giovane - le costole sporgenti.
Preciso, vago e silenzioso - come le parole del giovane muto - una penna e un block notes.
Metafisicamente carnale - corde attorno ai polsi - sentimento di liberazione.
E il topo continuava a fissare la candida perversione con i suoi occhi neri, affogato.
Soffocante.

lightshadows

lunedì, 19 settembre 2005 16:08 / p-link / commenti (2)
categoria: libri
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La mia pelle sporca//Rachel Trezise

Una vita sporca.Rovinata fin dalla giovane età dal patrino troppo violento e la madre alcolista.Una serie infinita di stupri che fanno cancellare la parola Rispetto dal vocabolario della tredicenne Rebecca.Da lì l'inizio ad una caduta in una spirale di violenza e depressione.Fino ad arrivare al punto di essere morti viventi.Desiderare di morire tentando il suicidio con droghe.Perchè Rebecca vuole soltanto togliersi la sua 'pelle sporca' e riuscire a strappare il dolore dalla sua vita.Alla fine ci riesce.riesce a ritrovare un motivo per riprendere a vivere.riesce ad andare avanti pur mantenendo il terribile ricordo dell'infanzia.Un libro stupendo in ogni sua virgola,una storia terribile ma vicina alla vita di molti giovani adolescenti che subiscono violenze sessuali. "Metti per iscritto cio' che ti tormenta,e ti sorprenderai con quanta rapidità si dissolve quando lo leggi sulla carta" [Little book of calm-Paul Wilson]



[collana: einaudi tascabili stile libero; prezzo:8,50 euro]

toxiczombie

mercoledì, 14 settembre 2005 19:04 / p-link / commenti
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Banana Yoshimoto, "L'abito di piume" - I Canguri Feltrinelli, Eur. 10,00

Banana Yoshimoto non si smentisce, il suo stile è inconfondibile. Non cercate un testo tormentato, terribile, violento, un linguaggio annodato e complesso, un contenuto incomprensibile, non trovereste nulla di questo. L'abito di piume è la limpidezza più assoluta, tutto è puro e lineare, puro e lineare fino a raggiungere il disarmante: distilla le parole fino a trarne la più trasparente essenza. La protagonista fugge dalla capitale giapponese e da una delusione d'amore, fugge per rifugiarsi nel paese dimenticato dove è cresciuta. La trama è banale, non c'è dubbio; si può rimanere delusi davanti ai testi della scrittrice giapponese, uno schema spesso ripetuto, un processo che si copia sotto angolature e sfumature differenti. È innegabile. Una semplicità irritante; il linguaggio stesso è semplice: periodi brevi, dialoghi spesso scarni, privi di picchi o di monologhi di evidenza, descrizioni essenziali. E questo, è folgorante. Non c'è una lettera, una virgola sprecata: tutto esprime tutto alla perfezione, ogni carattere svolge una sua precisa funzione all'interno del testo, e la montatura è ridotta al minimo. Può essere deludente, senza dubbio. Può incantare, oltretutto. In questa definitiva semplicità ogni cosa colpisce in modo diretto, qualsiasi cosa è simbolo, l'assurdo stesso sembra naturale, il misterioso diventa evidente. I guanti, l'anello, i fantasmi, i sogni, i ramen. Tutto quadra. Il discorso sospeso è terminato, e ne siamo convinti, e anche se così non fosse il terminarlo sarebbe comunque superfluo. L'acqua lava via il resto, il fiume scorre e trascina. Ma la trama è stata purificata; e alle ultime parole, forse sconcertati, ci si accorge. Ci siamo ammalati della stessa purezza, resi limpidi dallo stesso chiarore di cui abbiamo appena finito di leggere.

"Quando uscii, l'acqua del fiume splendeva e il vento faceva oscillare l'erba, come se niente fosse stato. I volti dei passanti e di quelli che mangiavano all'aperto sembravano addirittura brillare.
 Una vista che ormai mi appariva bella nel suo insieme. Verso sera, con i raggi di un sole che sprigionava le ultime energie, gli uomini portavano a compimento le attività quotidiane godendosi quel dono della natura. Qualcosa che sulle sponde di quel grande fiume era sempre successo fin dai tempi antichi, fin da quando era nata la civiltà. Esposti con i loro piccoli corpi a quell'energia, gli uomini conducevano le loro vite fintanto che la sera il sole saliva su una carrozza dorata e spariva nel cielo d'occidente. Tutto fluiva con naturalezza e in quel succedersi degli eventi si affollava una molteplicità di aspetti diversi: l'energia vitale scendeva dall'alto, si frammentava, si scontrava e affondava nella terra generando turbini violenti.
 Uno scorrere delle cose che per la mamma di Mitsuru, nelle sue condizioni attuali, era troppo veloce, troppo violento, troppo abbagliante."

(Banana Yoshimoto, da "L'abito di piume")

zoroastro

sabato, 10 settembre 2005 17:54 / p-link / commenti (3)
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Christian Death - Only Theatre of Pain



Frontier, 1982
voto: non classificabile

Quasi quasi mi vergogno un po’ di vomitare le mie quattro ideuzze insignificanti su questo disco. Che poi, disco, Only Theatre of Pain è il fondamento, il centro della terra del death rock/darkwave, contraccolpo al gothic-punk britannico. Se tutti questi merdosi gruppetti emergenti tutti sangue e pipistrelli froci come HIM, 69Eyes et similia si facessero un giretto tra le liriche e le sonorità del signor Rozz Williams, credo prenderebbero una corda per impiccarsi. Probabilmente per imitare scioccamente la sua morte, dato che i Christian Death non potranno mai essere eguagliati o anche solo sfiorati per quanto riguarda tutto il resto. Una figura controversa, contorta, scioccante, un artista estremista e decadente, schiavo della sua arte ed innamorato dei Bauhaus e di tutto il dark-punk britannico, nel 1982, a 19 anni, Rozz, affiancato dal chitarrista Valor, partoriva questo capolavoro, disco d’esordio dei Christian Death, inventando un nuovo genere musicale, perfettamente calzante nella cultura underground dei divini eighties. La track-list è una sega nello stomaco dall’inizio alla fine, per testi e suoni devastanti, nocivi al sistema nervoso, psicotici, con chiarissime radici punk ma con la raffinatezza del rock e del gothic. Ogni canzone è un capitolo di acciaio incastonato nell’enciclopedia della musica di tutti i tempi e oltre, a partire dall’apertura con Cavity/First Communion, che da subito inquieta l’ascoltatore per la sua atmosfera completamente alienante e angosciosa e le sue cadenze ipnotiche e disadattanti, passando per le scurissime Mysterium Iniquitatis, Dream for Mother e la psicotica Stairs, al trittico finale che comincia col pezzo migliore dell’album, e forse di tutto il repertorio dei Christian Death, Romeo’s Distress, una sfrenata manifestazione di suoni che si dimenano apparentemente senza meta né filo logico, martellanti, psichedelicamente cupissimi e allucinogeni, seguita dalla teatrale e stridente Resurrection/Sixth Communion e la torci-interiora chiusura con la rituale sperimentazione di Prayer. Il tutto preceduto apocalitticamente dalla malefica e sabbatica Spiritual Cramp. La classe è qualcosa che non si costruisce e non si imita, così come il genio. E Rozz Williams, era un genio, un artista a tutto tondo che riusciva a fondere se stesso nella sua arte in maniera unica, provocatoria e perversa, e questo, signore e signori, significa essere geni, e contaminare il mondo con se stessi. Arrivò al suicidio, a 34 anni, a causa di un totale devasto e dipendenza da alcool e droghe. I Christian Death hanno all’attivo parecchi dischi, splendidi e unici, ma Only Theatre of Pain, non è paragonabile a nulla nè di coetaneo, né di precendente o di successivo.
Consiglierei questo capolavoro a tutti gli amanti della musica fatta coi controcazzi, gli amanti del death-rock e della cultura underground degli anni 80 in generale, e da regalare a natale a quegli sfigati segaioli per i quali ‘Dark’ significa eye-liner che cola, Marilyn Manson e HIM.

malloryvknox

sabato, 10 settembre 2005 12:31 / p-link / commenti (3)
categoria: musica
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Psyclon nine//Inri

Torna il terzetto statunitense con un album che sicuramente non passerà inorsservato.se infatti con il precedente album 'Divine infected' avevano fatto sicuramente attirare l'attenzione su di loro con questa nuova prova sicuramente consolidano cio' che avevano fatto presupporre.In campo Harsh-ebm pochi sono validi come loro,un sound che ricorda gli hocico ma con un cantato 'scream' e un approcio molto metal.non a caso la band tra le sue influenze cita ministry,velvet acid christ,:wumspcut: e suicide commando. Pur non avendo una spiccata orginalità nel proporre melodie riescono comunque a mantenere una individualità in tutte le tracce dell'album senza cadere nel banale ripetersi delle atmosfere.degne di nota,secondo me, sono inri -canzone che da' il titolo all'album-,la ipnotizzante 'himn to the angel's descendents' ,la canzone dal tono accusatorio verso il cristianesimo 'Lamb of god',la stupenda 'Faith: disease' e anche 'Nothing left' con il suo ritmo martellante che ci accompagna nel corso di tutta la canzone.Non mancano certo spunti per un genere che di originalità ne ha poca ma che forse in questi ultimi anni si sta riscattando.

toxiczombie

sabato, 10 settembre 2005 10:05 / p-link / commenti (2)
categoria: musica
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Neon Genesis Evangelion: The End of Evangelion - Panini Video, Eur. 25,00



Titolo originale: The End of Evangelion
Regia: Kazuya Tsurumaki + Hideaki Anno

Film: *****
Dvd: *

Se fosse vissuto un po' di tempo fa, Anno avrebbe potuto scrivere una serie di saggi e racchiudere in tetri sillogismi tutta la sua filosofia. Il dualismo bisogno/rifiuto degli altri esseri umani, la differenza e le analogie tra la nostra realtà e quella degli altri. Il vero senso del sesso e la ricerca spasmodica della comprensione umana. Alla fine del secondo millennio però può permettersi un mezzo di comunicazione più artistico, diretto e articolato, e raccontarci tutto il suo pensiero con la parabola di Ikari Shinji, un ragazzo che non è tagliato per vivere. E proprio lui, che di stare al mondo farebbe volentieri a meno, si trova in questo apocalittico, potente, grandioso finale a decidere se gli uomini manterranno le loro forme singole o si evolveranno in un'unica entità simile a Dio. La decisione e il suo perché saranno frutto della disperazione di Shinji, e alla fine del film il messaggio di questa lunga saga intrisa di colti riferimenti biblici, cabalistici e filosofici sarà lampante. Angosciante, atroce, profetico come tutta la serie e il film precedente, The End of Evangelion si compone dei remake dei due episodi finali, dei quali l'ultimo diretto magistralmente dallo stesso Anno, e ci mostra finalmente dell'eccellente CG in 3D avvalendosi inoltre - come sempre - di una eccellente colonna sonora. Mentre tutto, come recita la canzone, ritorna al nulla.

e-bow

sabato, 10 settembre 2005 01:44 / p-link / commenti (3)
categoria: cinema, animazione
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Veronika decide di morire, Paulo Coelho.


Quando l'autoerotismo diventa un'esperienza che turba sensi e corpo. Quando le scariche di un elettroshock ti trasformano in qualcosa di diverso. Quando il mondo non ti soddisfa. Quando ti accorgi che la pazzia non è altro che l'uscire dal coro. Quando la normalità non è altro che una coperta soffice sotto la quale marcire. Quando tutto ciò diventa chiaro. Veronika capisce. Muore - tentato suicidio -. E' sottoposta a cure. Psiconalisi. Ospedale psichiatrico. Amore, odio, accettazione, depressione, dolore, gioia, sesso. Un turbine di pensieri e poi la libertà.
Veronika decide di diventare Veronika. Attraversa se stessa e il mondo e sboccia in una notte stellata fra le braccia della pazzia.


lightshadows

mercoledì, 07 settembre 2005 03:26 / p-link / commenti (5)
categoria: libri
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London After Midnight - Psycho Magnet



Trisol, 1996
voto: *****

Hanno un frontman con una voce da orgasmo multiplo (e un fisico da violenza sessuale). Originari della California, che ha partorito gruppi del calibro dei leggendari Christian Death. Un sound indefinibile. Ecco il sound dei London After Midnight puo’ essere definito solo come indefinibile. No, non è né gothic né death rock. Non è nemmeno new wave né post-punk. E’ loro. Contorto. Lagnoso. Disturbante. Nauseante. Cinico aspro elettronico evanescente. Metallico. A tratti patetico. In una parola allucinante. Due album e mezzo all’attivo. La band dell’androgino e spettacolare Sean Brennan, voce e chitarra ritmica nonché mastermind dei cinque, titilla i timpani degli hardcore fans con alcune tracce del nuovo album Violent Acts of Beauty (che si spera non sia parente del celeberrimo Chinese Democracy) dal 2002 ormai, e non sforna dischi dal lontano 1998, in cui diede alla luce l’ album natalizio Oddities, preceduto da Selected Scenes from the End of the World e il crudo introspettivismo incazzato, rabbioso e animale di Psycho Magnet (ovviamente però ci sono 557456857689789 ristampe di ognuno dei dischi, Trisol birichina). In attesa del quarto figlio di Sean, consiglio vivamente di masturbare il proprio udito, per cominciare, con Psycho Magnet, un disco che io non credo suoni, ma fotta. Ecco ascoltare questo disco non è sentire della musica, è scopare della musica. L’apertura spetta proprio alla title track, testo gravido di cinismo e rabbia e foga e disprezzo, e sonorità dal gusto elettrorientale, spasmodico, discontinuo e armonioso (che condirà buona parte del disco) fino a fondersi nella splendida Where Good Girls go To Die, luogo in cui ‘god has gone mad’. Innocence Lost, l’intro il cui nome è tutto un programma, non è altro che una perturbazione prima di una fottuta tempesta ormonale come Kiss, e anche qui, per quanto la musicalità sia travolgentemente spasmo-melodica, il testo è un ennesimo capolavoro di giochi di parole e schiettezza, animalità e passione, sempre il solito cinismo e la solita rage imperturbabile, e credetemi se vi dico che per una femminuccia sentir dire a un tale pezzo di uomo come Sean Brennan ‘take me in your arms my love, and rape me’ non è una cosa che fa restare impassibili. Shatter è l’ennesimo capitolo di un profondo disagio socio-psicologico (il nostro capogruppo, infatti, è da sempre moralmente molto implicato in faccende di carattere politico e sociale), nonché ennesimo capolavoro farcito di distorsioni elettriche, elettrificazioni stridenti ma come sempre melodicissime, lo so mi ripeto, quasi lagnose, e paradossalmente devastanti a livello emotivo. Fantastico il bridge, che basta e avanza a renderla a mio parere uno dei piu’ bei pezzi dei LAM. Ma non c’è pericolo che gli ormoni possano placarsi quando con ‘The Bondage Song’, il nostro eroe anoressico esordisce con un velatissimo ‘take me to bed and rip me apart’ inciso su note travolgenti e sconvolgenti con una voce che definirei ferro fuso puro sesso. Ma ecco che cristo ancora non si puo’ prendere fiato perché A Letter to God è un incendia-interiora. Provare per credere. E quando dopo il ‘god fuck you’ si pensa di potersi fumare in pace una cazzo di sigaretta, beh, arriva Hate, come ormai ci si era abituati, a scoparsi brutalmente quel briciolo di atrofizzamento dei muscoli rimasto impunito.
Ogni parola risulta comunque uno sputo in confronto all’intensità spacca viscere di questo disco. A chi lo ascolterà, beh, buona scopata.

malloryvknox

martedì, 06 settembre 2005 22:07 / p-link / commenti (1)
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Serpenti e piercing//Kanehara Hitomi

Se siete attratti solo dalla bella copertina del libro sarete ancora più colpiti dalla capacità di scrittura dell'emergente scrittrice giapponese Hitomi Kanehara [definita da molti la nuova stella dell'underground giapponese].
Luì è solo un mezzo utilizzato dalla scrittrice per raccontarci una realtà sempre più intrapresa da molti giovani: la ricerca di se stessi tramite il dolore fisico.Ama,il nuovo ragazzo di Luì, la introduce in un mondo in cui tramite la modificazione corporea si cerca di diventare un modello ideale per se stessi.I piercing,lo split tongue e i tatuaggi sono qui visti come una ricerca interiore che ha lo scopo di rispondere ai molti interrogativi e ai dubbi di Luì.I giovani protagonisti di questa storia sono perfettamente adattati ai nostri tempi: lunatici,impulsivi,spinti,vulnerabili e sadici.L'io narrante del racconto è perfettamente distaccato,non prova quasi emozioni nel corso della storia e ci introduce senza indugi alla iniziazione alla body-modification di Luì.Anche il sesso fa parte di questo breve racconto e ci dimostra come la protagonista non si senta viva se non con il dolore fisico ["Non posso credere a niente. Non posso sentire niente. Gli unici momenti in cui riesco a percepire chiaramente di essere viva è quando provo dolore fisico"].Unica pecca del libro è la fine troppo inconclusa come se la scrittrice non avesse tempo per scrivere una decina di pagine in più.
Un mondo crudele e distaccato riaffiora in queste pagine e ci dimostra come la nuova generazione underground giapponese sia ancora in fase di sviluppo ma che abbia enormi potenzialità che -non metto in dubbio- saranno presto dimostrate.Insomma Hitomi Kanehara è una scrittrice da cui nel futuro prossimo mi aspetto molto.



[editore Fazi; collana: Le strade; prezzo: 12euro]

toxiczombie

lunedì, 05 settembre 2005 18:59 / p-link / commenti
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Chuck Palahniuk, "Survivor" - Piccola Biblioteca Oscar Mondadori, Eur. 8,00

L'inizio è la fine, il termine il principio, l'apocalisse la genesi. Forse ci siamo abituati, ad un Palahniuk così; "Survivor" comincia dalla sua ultima pagina, il romanzo acquista la sua forma alienante dall'ultimo capitolo. E poi, indietro. Raccontare a ritroso, avanzare come i gamberi. È dal suicidio che nasce la vicenda, è la morte che partorisce con naturalezza la trama: Palahniuk costruisce con questo schema "Survivor", con il suo stile che gioca alla ripetizione delle parole e delle frasi, con sarcasmo, fascino del macabro e spiazzante critica a tutto quello che il suo mondo rappresenta. Su tutto c'è un'opinione, tutto ribolle nelle pagine numerate in ordine decrescente. In questo conto alla rovescia lo scrittore racconta, sempre in prima persona, della vita di Tender Branson, sopravvissuto al suicidio di massa di un ordine religioso chiamato Creedish. Dall'aereo del suo suicido in gloria, Tender Branson lascia le sue memorie alla scatola nera del velivolo. Tutta la verità sulla sua vita. Su come fosse stato educato per un'eleganza perfetta, per prestare un perfetto servizio, per conoscere una perfetta economia domestica. Lui, però, rimane l'ultimo. Prima, circondato da macchiette che interpretano la parte che Palahniuk ha scelto, la psicologa, la coppia facoltosa proprietaria della casa dove lavora, il mondo stesso, Tender Branson gioca con loro, organizza tutto mentre dovrebbe seguire lui stesso un'organizzazione; poi, raggiunge la fama ed il fascino dell'ultimo sopravvissuto: televisione, corpo perfetto, farmaci, l'opinione del suo agente, il "Libro delle Preghiere Semplici Semplici", la "Campagna Genesi", le interviste, il matrimonio pubblico, la fede, i consigli, la vita stessa istante per istante controllata dall'allenatore, da consulenti che tendono a fagocitarsi a vicenda in un'unica figura grottesca e terribilmente realistica (forse, la più realistica in tutto il libro). Forse il linguaggio è meno distorto di "Fight Club" o "Invisible Monsters", ma se si nota una perdita sotto questo punto di vista, è inevitabile sentirsi pizzicati da un umorismo perverso ancora più pungente e raffinato, un dipinto a tinte confuse di un popolo americano (che, in fondo, tende a rappresentarci) che affoga nella disperazione, che si è dipinto il dio del successo, che si rivela profondamente maleducato e terribilmente incivile; un popolo in cui l'unica eccezione è proprio Tender Branson, ultimo scoglio della finezza, l'unico a sapere come si mangia un'aragosta e come si pulisce una casa e come si organizza un giardino, e forse non è solo il sopravvissuto tra i Creedish, è il sopravvissuto della civiltà e del mondo onesto e della vita che forse Palahniuk ci mostra come meno oscena. "Survivor". La civiltà decade immancabilmente attratta dal magnetico piccolo schermo, muore sotto colpi serrati e violenti. C'è sempre un copione da rispettare. L'unica vita di Tender Branson è la vita che altri hanno detto da viversi per Tender Branson. Tender Branson il Creedish, Tender Branson il cameriere apostata, Tender Branson il salvatore televisivo dell'universo, il Messia mediatico di ognuno di noi. Ed è quello che vogliamo, in fondo. Quello che vogliamo in un libro che scorre dal capitolo 47 al capitolo 1, quello che vogliamo in carta stampata e parole scure.

"Uno, due, tre. Prova.
 Questa è la mia confessione.
 Questa è la mia preghiera.
 La mia storia. Il mio incantesimo.
 Ascoltatemi. Guardatemi. Ricordatevi di me.
 Amato Bastardo.
 Messia Posticcio.
 Amante Mancato.
 Consegnato a Dio.
 Sono intrappolato qui, nel volo in picchiata, nella mia vita, nella cabina di comando del jet con il giallo piatto del deserto australiano che si avvicina veloce.
 E ci sono talmente tante cose che vorrei cambiare ma non posso.
 È tutto fatto. Adesso è tutto solamente una storia.
 Ecco la vita e la morte di Tender Branson, e posso semplicemente lasciarmele dietro le spalle.
 E il cielo è blu e radioso in ogni direzione.
 Il sole è assoluto, e in fiamme, e sta proprio qui davanti, e oggi è uno splendido giorno.
 Uno, due, tre. Prova..."

(Chuck Palahniuk, tratto da "Survivor")

zoroastro

domenica, 04 settembre 2005 17:42 / p-link / commenti (1)
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Neon Genesis Evangelion: Death & Rebirth - Panini Video, Eur. 25,00



Titolo originale: Evangelion: Death & Rebirth
Regia: MASAYUKI + Kazuya Tsurumaki

Film: ****
Dvd: *

Avete già visto il dvd che aspettavate da tempo? Probabilmente vorrete spezzarlo in due, ma contate fino a dieci. Pensate: qui dentro c'è l'inizio di quello che bramavo da anni.
Qui dentro ci sono Death e Rebirth, le due parti che compongono il primo film cinematografico di Evangelion, che insieme a The End of Evangelion dovrebbe trovare tutte le risposte che la serie tv non aveva trovato. Death è un banale collage delle scene salienti dei primi 24 episodi, avrete letto qua e là. Si tratta invece di una ponderata escursione attraverso le esperienze di tutti i protagonisti, uno per uno, legate da una serie di melodie classiche da loro stessi suonate. Un climax di tensione che porta fino alla morte (volontaria) di Kaworu per mano di Shinji. Ed è qui che comincia la fine: Rebirth, la 'rinascita' del finale di Evangelion. Se le cose fossero andate come Gendo aveva in mente, lo sappiamo tutti, avremmo capito il senso del Progetto per il Perfezionamento e quelle domande che ci avevano assillato per 24 puntate sarebbero andate a quel paese. Ma la Seele non può starsene con le mani in mano dopo che lo 01 si è salvato uccidendo il diciassettesimo Angelo. Bisogna passare all'annientamento; bisogna passare all'attacco. Uccidere. Ancora. Ma stavolta a morire saranno gli uomini. Evolversi a divinità nella morte, e per mezzo della serie degli EVA. Come andrà a finire tutto questo? Shinji ha paura, e non può che rifugiarsi in Asuka, la meno coinvolta fra tutti negli oscuri piani della Nerv e della Seele. Che però è in stato di shock. Non c'è conclusione; tutto è rimandato al secondo film. Death & Rebirth è un film di qualità, che schiva con intelligenza la possibilità di risultare inutile. Perciò non spezzate in due il dvd. Anche se l'avete pagato 25 euro e se l'edizione italiana fa letteralmente pietà, anche se la nuova voce di Misato non si è per niente calata nella parte e se il nuovo doppiatore di Kaworu rende ridicolo il suo linguaggio aulico, anche se Ritsuko è diventata la dottoressa "acàji" e il lift off è diventato "laift off", anche se l'audio rimbomba fino a sfiorare l'inascoltabile e gli extra sono quello che sono, questo è pur sempre il primo film di Evangelion. E lo aspettavate da anni.

e-bow

venerdì, 02 settembre 2005 18:24 / p-link / commenti
categoria: cinema, animazione
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cinema
* Jarhead (S. Mendes) di lightshadows
* Evangelion: The End of Evangelion (K. Tsurumaki/H. Anno) di e-bow
* Evangelion: Death & Rebirth (MASAYUKI/K. Tsurumaki) di e-bow

libri
* Un mondo innocente (A. Sakurai) di lightshadows
* Regime (P. Gomez/M. Travaglio) di e-bow
* Neve (M. Fermine) di zoroastro
* Kiss me (M. Jakubowski) di toxiczombie
* Dorian (W. Self) di e-bow
* Chiudimi le labbra (G. Arduino) di toxiczombie
* Hotel Iris (Y. Ogawa) di lightshadows
* La mia pelle sporca (R. Trezise) di toxiczombie
* L'abito di piume (B. Yoshimoto) di zoroastro
* Veronika decide di morire (P. Coelho) di lightshadows
* Serpenti e piercing (H. Kanehara) di toxiczombie
* Survivor (C. Palahniuk) di zoroastro

fumetti
* Priest (Hyung M.W.) di e-bow
* Partner #1 (M. Obana) di e-bow
* Love+Dessin #1 (S. Hiura) di e-bow
* Pazzo di te (M. De Giovanni/A. Accardi) di e-bow
* Gente di notte (M. De Giovanni/A. Accardi) di e-bow
* Eternity #1 (Shin Y. W./Park J. R.) di e-bow
* Kizuna #9 (K. Kodaka) di e-bow

musica
* Nessuno è solo (T. Ferro) di e-bow
* Berserk Original Soundtrack (S. Hirasawa/AA.VV.) di e-bow
* Peace Love and Pitbulls (Peace Love and Pitbulls) di toxiczombie
* Only Theatre of Pain (Christian Death) di malloryvknox
* Inri (Psyclon Nine) di toxiczombie
* Psycho Magnet (London After Midnight) di malloryvknox

animazione
* Otaku no Video (T. Mori) di e-bow
* Evangelion: The End of Evangelion (K. Tsurumaki/H. Anno) di e-bow
* Evangelion: Death & Rebirth (MASAYUKI/K. Tsurumaki) di e-bow

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